Factory
Un luogo per la musica
Nella sede Sonus faber, soluzioni estetiche di contemporanea bellezza mixano logica operativa, design architettonico e natura: un nucleo di vetro racchiuso da due ali lignee - che richiamano le doghe del liuto - dove la luce naturale si diffonde creando un armonioso leitmotiv.
Il progetto della sede Sonus faber raccontato attraverso le parole del suo autore: Flavio Albanese
Dal De Musica di Agostino la considerazione preliminare alla base del progetto: la possibilità di ricondurre la Musica ad elementi matematici e geometrici. Dai primi schizzi, raffiguranti sezioni di liuti, l'idea di un involucro, di una "pelle" di legno con duplice funzione: "conservare" per produrre e "isolare" per creare una condizione di silenzio. Come in una partitura musicale, lo stacco avviene attraverso il diaframma di rivestimento: due pareti di prezioso materiale ligneo nei due lati a nord e sud creano una doppia curvatura che protegge e riveste la struttura di calcestruzzo modulare. Le finestre sono disposte nei lati ad est ed ovest. Tra la pelle/rivestimento e la struttura dell'edificio rimane un punto di passaggio osmotico tra esterno ed interno, dove c'è compresenza ancora di natura e di luogo abitato. A nord una sorta di hortus conclusus, a sud un giardino meditativo. Da questi due interspazi attingono luce i due piani della fabbrica, cui si aggiunge una sorgente zenitale al primo piano, che filtra direttamente dal coperto. Chi vive e lavora in questo spazio fruisce di una doppia condizione: naturale, perché immerso nella luce e nel verde delle colline circostanti, e innaturale, perché trasferito in un contesto che lo isola dalla realtà industriale che c'è intorno. Qui la luce è elemento vitale che attribuisce all'organismo forza per una dinamica produttiva che, attraverso lo strumento, ha come fine la riproduzione del suono.

